Il primo in Italia ad allevare alberi da frutto sul mitico terrazzo romano, intorno agli anni Settanta, è stato il grande paesaggista Ippolito Pizzetti: spesso citato nei suoi scritti i tre generosi meli “Golden Dilicious” che ogni anno lo gratificano non solo di frutti piccoli e gustosi, ma anche di fiori così incantevoli da costruire, seppure per breve tempo, un irresistibile elemento di attrazione per visitatori umani e non solo (api, bombi, farfalle…).

Frutteti nani

Oggi il frutteto sul terrazzo è diventato di moda e alla portata di tutti, merito sopratutto delle nuove varietà di frutteti nani, di dimensioni così contenute da vivere bene in vasi di 60 cm di diametro.

Ci sono albicocchi (per esempio “Canino”, “Reale di Imola”, “Zuccherino di Milano”), ciliegi (“Van”, “Bellezza del giardino”), susini (“Santa Rosa”, “Santa Clara”), meli (“Tonina”, “Abbondanza”, “Lilliput”) che non superano 1 150-200 cm di altezza e crescono e fruttificano senza alcun problema anche in città.

Da tenere senz’altro in considerazione ci sono poi i fantastici meli “Ballerina”: si allungano in verticale fino a 2 metri di altezza, non hanno rami laterali e, a differenza delle specie tradizionali, non richiedendo alcuna potatura.

Dopo l’acquisto, una volta rinvasati utilizzando del buon terriccio universale arricchito con stallatico o cornunghia, gli alberi da frutta avranno bisogno di poche cure: esposizione soleggiata, substrato sempre fresco (irrigateli anche in inverno se non piove per molti giorni di seguito), generose concimazioni (in autunno con stallatico, in marzo-aprile, con un concime chimico a lenta cessione), un paio di potature (una durante il riposo vegetativo e una a fine primavera-inizio estate).

Gli agrumi

Alberi da frutto dalla lunga e meritevole storia, sono da secoli impiegati anche come piante ornamentali per l’elegante forma tondeggiante, le lucide foglie sempreverdi, i profumatissimi fiori, il giallo solare o il caldo arancione dei frutti.

Grazie all’apparato radicale ridotto, fine e superficiale, gli agrumi si adattano alla coltivazione in vaso, come del resto si è ampiamente fatto in passato: pensiamo ai giardini rinascimentali o a quelli barocchi, nei quali limoni e aranci trovavano posto in splendide conche di terracotta o nelle celebri “casse di Versailles” da ricoverare in inverno nelle aranciere.

Certo non sono piante per tutti i climi: vegetano bene, a seconda della specie, tra i 12-13 ei 33-35 °C, quindi possono stare all’aperto tutto l’anno solo nelle zone a clima caldo.

Al Nord, con l’abbassarsi delle temperature andranno riparati in una veranda non riscaldata, o anche in un garage, puché luminoso, oppure in una serra da balcone; nelle zone in cui la temperatura raramente scende sotto lo zero, può essere sufficente fasciare la chioma con tessuto non tessuto e avvolgere il vaso con paglia o altro materiale isolante.

Fatta eccessione per il calamondino (Citrus mitis) e il mini-arancio “Pinocchio”, tutti gli altri agrumi non tollerano l’aria troppo secca degli appartamenti. Oltre al calandrino, in più alla coltivazione in vaso sono il mandarino (Citrus reticulata), il limone (C. limon), il marumi kumquat (Fortunella japonica) e il nagami kumquat (F. margarita).

Richiedono un terreno leggero e fertile (in commercio si trovano terrecci specifici); innafiature abbondanti e regolari con acqua non calcarea, da diradare ma non sospendere in inverno (il substrato deve mantenersi abbastanza umido); concimazioni dall’inizio della primavera all’autonno; rinvasi ogni due-tre anni.

di | Eliana Feroli